VALENTINA MERLI: DA BOLOGNA AL PREMIO OSCAR
di Elisa Grando
La produttrice e fondatrice di Misia Films ha conquistato l’Academy con Two People Exchanging Saliva di Alexandre Singh e Natalie Musteata, che ha trionfato come Miglior Cortometraggio. A David News racconta com’è nato il film, quale percorso l’ha portata ad aprire la sua casa di produzione in Francia e i prossimi progetti. Guardando anche all’Italia
«Hanno annunciato un ex aequo: non capivamo se era uno scherzo oppure no. Quando ci hanno chiamati per me è stato incredibile, come salire sopra una nuvola». Così, ancora emozionata, Valentina Merli racconta il momento storico in cui è salita sul palco per ricevere il Premio Oscar al Miglior Cortometraggio per Two People Exchanging Saliva, vinto in ex aequo con The Singers di Sam A. Davis and Jack Piatt. Valentina unica italiana agli Oscar 2026, ha prodotto Two People Exchanging Saliva con la sua società Misia Films, fondata in Francia dove vive dal 1999. Al Dolby Theatre ha ricevuto la statuetta con i registi Alexandre Singh e Natalie Musteata e le interpreti Luàna Bajrami e Vicky Krieps: mancava solo l’attrice iraniana Zar Amir, «perché aveva appena partorito», racconta Valentina. «Gli Oscar sono una macchina pazzesca, ma accogliente. All’after party ho ballato con varie star. E c’era anche Paul Mescal, che mi piace tantissimo». Two People Exchanging Saliva, visibile sul sito ufficiale del film, racconta del desiderio irrespingibile fra una moglie infelice e una commessa, nello spazio algido di un grande magazzino di lusso, in un presente distopico e autoritario in cui baciarsi è vietato e punito con la morte. L’Oscar apre a questa storia un nuovo futuro: «Stiamo lavorando all’adattamento del corto in un lungometraggio», rivela Merli, alla quale piacerebbe lavorare ancora con l’Italia dopo aver coprodotto Lacci di Daniele Luchetti con IBC Movie: «Sto aspettando dei progetti che, per motivi di trama o di cast, abbia un senso coprodurre in Francia».
Intanto, da Bologna è arrivata agli Oscar: come ha fatto?
«Ho studiato Giurisprudenza a Bologna e fatto l’Erasmus in Francia. Mi interessava il diritto internazionale e comunitario, per questo sono andata a Strasburgo: ho trovato uno stage a Eurimages e da lì è iniziato tutto. Ho fatto la gavetta sui set a Roma grazie a Leo Pescarolo, poi mi hanno chiamata nella società di Paulo Branco a Parigi e ho cominciato ad occuparmi di vendite internazionali. Nel 2002 ho lavorato proprio a Bologna in produzione con Marco Müller, prima che diventasse direttore della Mostra di Venezia».
Cosa l’ha spinta poi a fondare Misia Films?
«Volevo scegliere e difendere progetti miei. La produzione indipendente richiede molto tempo, non è facile. Ma ho incontrato Violeta Kreimer che veniva dal mondo dell’arte e poteva portare idee, proposte e persone diverse che dall’arte venissero verso il cinema. Così insieme abbiamo fondato la società».
Come nasce Two People Exchanging Saliva?
«Nasce alle Gallerie Lafayette a Parigi, un’impresa ancora famigliare che ha un dipartimento dedicato al sostegno dell’arte in tutte le sue forme. Durante il Covid volevano realizzare dei film nelle gallerie chiuse, poi invece hanno riaperto e abbiamo girato dieci piccoli film, tutti di notte, per la serie “By night”: il primo l’ha diretto da Adriano Valerio. In questo contesto sono arrivati Alexandre e Natalie, artisti ma anche grandi appassionati di cinema, che avevano un’idea fantastica e sapevano esattamente cosa volevano».
Da sinistra Valentina Merli, Natalie Musteata, Alexandre Singh e Violeta Kreimer al Metrograph di New York
Come avete messo insieme lo straordinario cast al femminile?
«Era il periodo di Donna, vita, libertà e delle proteste in Iran, uno degli elementi che hanno ispirato il mondo distopico del film. L’abbiamo sentito vicino anche per Zar Amir, che teneva moltissimo a girare il film nonostante fosse su un altro set fino al giorno prima. Luàna, famosa per Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma, a 23 anni ha già girato anche tre film da regista, Vicky Kreips ha accettato di registrare la voce in un unico giorno a Berlino. Isabelle Huppert e Julianne Moore sono produttrici esecutive “all’americana”, delle madrine. Agli Oscar aiuta molto. Hanno messo il proprio nome su un progetto che non è loro: vuol dire che l’hanno amato molto».
Cosa ci dice il vostro corto del nostro presente?
«Quello del film è un mondo assurdo che però ci fa pensare alla situazione reale di oppressione in Iran, o negli Stati Uniti. Il bacio, vietato, è un moto di resistenza e di rivoluzione: continuare a baciarsi, per resistere a tutto. È anche una storia queer, ma prima di tutto una storia d’amore».
Quali sono i prossimi progetti di Misia Films?
«Ci teniamo a lavorare con registi che non fanno film solo per se stessi, ma che tengono presente il punto di vista dello spettatore. Siamo lavorando a due film francesi che stanno per entrare in finanziamento: una commedia romantica e un mélo, “Promis”, storia d’amore alla “I ponti di Madison County” con Sophie Kamal e Manon Clavel. E siamo in due coproduzioni minoritarie con l’Argentina e il Brasile…. Nell’attesa di progetti italiani!»